Gauguin

Racconti dal paradiso

LUOGO/LOCATION
Mudec, Milano 2015

COMMITTENTE/CLIENT
Il Sole 24 Ore Cultura

CURATO DA/CURATED BY
Line Clausen Pedersen, Flemming Friborg

 

Circa settanta opere, insieme ad artefatti e immagini documentatrici dei luoghi visitati dall’artista, permettono di analizzare le fonti figurative dell’arte di Paul Gauguin. L’approccio progettuale per l’allestimento è stato inizialmente ispirato dalla personale convinzione che Gauguin non abbia mai immaginato e considerato il bianco, elemento neutro, come sfondo del proprio lavoro o preso spunto da esso. Questo progetto, però, intende esaltare soprattutto il perpetuo movimento e lo sconfinamento che sono propri della ricerca artistica, e della vita personale, di Gauguin. Il primo passo è stato scegliere assieme ai curatori alcuni colori che avessero la funzione di esaltare al meglio i lavori in mostra, per poi impregnarne i pavimenti e le numerose composizioni tridimensionali chiamate “isole”, che hanno la funzione rendere frastagliato l’ambiente espositivo.
Le molte “isole” sono composte da elementi tridimensionali verticali e sono sempre diverse per numero, misure di pannelli e finiture; sono realizzate artigianalmente una a una, rielaborando la trama delle tele e delle jute per rendere vibranti al meglio le superfici e il luogo. In ogni “isola” nascono relazioni inattese tra tele, piccole sculture e oggetti, mai visibili immediatamente. L’idea delle sovrapposizioni delle superfici espositive vuole anche ricreare il processo dell’accumulo e l’accatastarsi delle tele in uno studio, per una vera immersione multisensoriale nella storia e nell’immaginazione dell’artista.

Close to seventy artworks, along with artifacts and images which document places visited by the artist, enable an analysis of the figurative sources of Paul Gauguin’s art. At first the project design for the exhibit’s set-up was inspired by the personal belief that Gauguin never imagined or considered white, a neutral element, as the background of his work, nor drew insight from it. However this project wishes to highlight the perpetual motion and audacity of Gauguin’s artistic pursuit and personal life. The first step was selecting, alongside the curators, the array of colours most effective at exalting the exhibited works, to then dye the floors and numerous three-dimensional compositions called “islands” with the aim of splitting up the exhibit space.
The many “islands” are composed of vertical three-dimensional elements and all differ in the number and dimension of panels and embellishments; they are handcrafted one by one, intermingling with the woven canvases and jutes to make surfaces and setting as vibrant as possible. In each “island”, bonds are born between canvases, small sculptures and objects, in ways which are never immediately obvious. The idea of overlapping expositional surfaces aims at recreating the process of accumulation and stacking of canvases within a studio, in order to achieve a true, multisensory immersion into the history and imagination of the artist.